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PROPOSTE 2009 - SOLO AL FEMMINILE |
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pubblicato l'8 maggio 2009 - Editoriale Arte "Sanmicheleinisola" - Mostra di Gabriella Di Trani 5 - 22 maggio '09 - Studio Arte Fuori Centro - Roma
di Ivana D’Agostino
L’installazione Sanmicheleinisola aggiunge allo sperimentalismo artistico di Gabriella Di Trani un ulteriore e maturo tassello con cui definire in modo sempre più totalizzante la sua idea di evento espositivo, da lei concepito da sempre come un oltre che travalica i fini di una riduttiva esposizione di quadri.
San Michele, cimitero monumentale di Venezia cinto da imponenti mura che lo rendono misterioso, separato dalla città in quanto creato su di un isola che si raggiunge oggi col vaporetto per Murano, e anni addietro in gondola, come mostrano le foto del trasporto delle spoglie di Diaghilev nell’isola dei morti della Laguna, nell’acqua, che ne dichiara simbolicamente il confine che lo disgiunge dal mondo, identifica il principio e la fine della vita. In Sanmicheleinisola, ultima dimora di grandi artisti internazionali come Stravinskij, Diaghilev, Ezra Pound, Emilio Vedova, Felice Carena, Luigi Nono, l’atmosfera si carica di vibrazioni perenni, percepibili nell’aria nel continuo divenire di segni e forme, frasi musicali e poetiche che “si muovono [e si muoveranno] intorno a noi per sempre”. Da questa percezione del luogo, vivo perché vivo e attuale è il contributo dato all’arte dai grandi artisti citati, la Di Trani ha maturato il senso della sua installazione: tre muri di lapidi, ordinate, tutte uguali coi loro nomi scritti con gli stessi caratteri, macchiate a tratti di macchie verdastre di muffa, perimetrano tre lati dello spazio espositivo simulando l’affaccio sul grande giardino quadrato, costruito sull’area del convento camaldolese sul cui impianto fu edificato il cimitero monumentale di San Michele. Un’icona, questa, al cui stato di composta, malinconia e intima riflessione fanno eco le musiche originali di Luigi Parravicini, Composizione d’acqua. Alle immagini provocate visivamente da questo montaggio musicale realizzato registrando e rielaborando suoni e rumori di temporali, scrosci d’acqua, gocce di pioggia che cadono, mulinelli di torrenti e ruscelli, corrispondono i vari toni della voce, più acuti o più bassi in ragione dell’altezza dei suoni, con cui la Di Trani recita ritualmente ed in modo oracolare suoi versi onomatopeici ispirati al fluire dell’instabile e sfuggente elemento. Queste musiche ispirate all’acqua di Parravicini, e la voce recitante dell’artista che in triplice tonalità gli si accorda, stabiliscono insieme la sequenza di immagini da proiettare, in scansione incrociata, sui tre muri di lapidi dell’installazione, filtrandole attraverso il tremolìo vibrante di un effetto acqua, che mano a mano, colorandosi di giallo, magenta, viola e verde annulla il grigiore marmoreo e cimiteriale del luogo. Accesa così dai vivacissimi colori delle proiezioni, Sanmicheleinisola si trasforma in un’esperienza polisensoriale, capace di acquisire a sé anche i “rumori e gli odori che attraversano l’isola”. La dimora del sonno eterno, pur non perdendo il suo intrinseco significato di riflessione sulla transitorietà della vita, così come non disattende, col suo portato simbolico, considerazioni sulla infinita persistenza della memoria, trova oggi nuova espressione nell’ esorcizzante vanitas contemporanea, realizzata dalla Di Trani secondo il suo caratteristico e riconoscibile stile, già dagli esordi interessato a queste riflessioni, come si è appunto riscontrato nel suo citato Narciso allo specchio. In luogo della policromia sontuosa e teatrale dei marmi delle macchine sceniche dei monumenti funebri barocchi, l’artista utilizza le immagini proiettate con effetto discoteca dei suoi fulmini saettanti in cieli disseminati di coloratissime e macroscopiche nubi. L’acqua, uno dei temi portanti di questo progetto, lo è anche della sequenza proiettata. Alternati i fulmini con il fluire d’immagini allusive alla vita che si forma sospesa nel liquido amniotico, e alla sua perdita, cui sottendono i volti di persone care indefiniti nei tratti per lo scorrere dell’acqua – si tratta di un dipinto del 1995 di recente ripubblicato dall’artista nel Codice Di Trani -, le conclusive immagini della serie - fiori eccessivi rigorosamente sgargianti, e annaffiatoi altrettanto colorati che simulano fiotti d’acqua scroscianti su odorosi omaggi floreali portati a coloro che non sono più – scongiurano la paura della morte dissacrandola ai nostri occhi con un segno estremo, assolutamente beffardo. La composta malinconia del grigiore marmoreo del luogo esorcizza la sua destinazione di ultima dimora in un ironico e caleidoscopico esercizio neo-pop, tangente certe esperienze, tese a scuotere gli animi dei presenti, caratteristiche del teatro e dei films surrealisti. La catarsi di San Michele, contraltare veneziano ed altrettanto crepuscolare della böckliniana Isola dei morti avviene attraverso l’esplosione gioiosa, estranea al senso della misura, del prato verde smaccatamente finto, che punteggiato di sovradimensionati e coloratissimi fiori altrettanto gilardianamente finti, perimetra come un tappeto i tre lati dell’installazione di Sanmicheleinisola. Rigoglioso nel denunciare la sua natura spudoratamente artificiale, il prato e i fiori richiamano alla mente la funzione energetica e vitalistica dell’acqua , a cui alludono annaffiatoi elogiativi di un kitsh coloratissimo e infiorettato, paradossali nella loro assoluta e meravigliosa incongruenza al luogo, disposti molto ironicamente sul fondo dell’installazione, sorretti da una minimale stuttura in ferro.
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